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La Chiesa Collegiata
Sullo sfondo della Via Vittorio Emanuele III, l'antica strada principale, situata la Chiesa Collegiata. La sua edificazione fu decretata con una bolla di Papa Sisto I nel 1483 e venne realizzata verso la fine del XV secolo. Lo stile della chiesa sostanzialmente gotico, interamente costruita con mattoni. La facciata principale dallo splendido portale in marmo, opera della scuola del Matteo Sanmicheli, risalente al 1534, sul quale risaltano le sculture di S. Pietro, S. Paolo, S. Stefano e
S. Lorenzo. L'interno della chiesa, a tre navate, decorato da splendide pitture neogotiche, realizzate nel 1840 dal Borra. Inoltre, una serie di altari, sulle pareti delle due navate laterali, sono arricchiti da preziosi polittici.

Spicca l'altare di S. Croce (con un polittico di Pascale Oddone). Il pulpito, preziosamente realizzato in legno scolpito, risale alla seconda met del XVII secolo ed opera degli artigiani di Staffarda. Il fonte battesimale dei fratelli Zabreri, scultori in pietra

Il palazzo marchionale
Splendida opera, che rimane a testimonianza della sfarzosa corte dei Marchesi di Saluzzo, la Cappella marchionale, situata all'interno dell'ex castello, ora sede degli uffici comunali. A quel tempo, il castello fu una magnifica dimora, soprattutto residenziale, contornata da giardini alla francese e comprendente numerosi saloni con le pareti e i soffitti riccamente affrescati. Rimangono tuttora: il cortile a pianta rettangolare, l'elegante porticato, alcune finestre in cotto, una delle tre torri a pianta circolare (sotto la quale situata la cappella), un'altra torre, a pianta rettangolare, che si innalza sul tetto dell'attiguo edificio comunale (ex asilo).

La Cappella, di stile tardo-gotica, a pianta rettangolare e termina con un'abside pentagonale. Le splendide e minuziose decorazioni sembrano attribuibili al pittore Hans Clemer e risalgono al periodo tra il 1516 e il 1519. Prima esistevano gi degli affreschi databili alla fine del Trecento. Le decorazioni, oltre a rappresentare la vita di alcuni grandi santi e dottori della Chiesa, tra cui: Luigi IX re di Francia, Santa Margherita di Antiochia di Pisidia, i quattro Evangelisti, San Rocco, Santa Lucia, ritraggono la famiglia del Marchese Ludovico II, con la moglie, Margherita di Foix e i figli. Domina sulla parete che sovrasta la porta d'ingresso, una raffigurazione dell'Ultima Cena, posteriore al resto degli affreschi e di sicura ispirazione leonardesca
 

Abbazia di Santa Maria di Staffarda

L'abbazia conserva tuttora l'aspetto di un vero e proprio paese. Sono tutt'oggi visitabili la chiesa, il chiostro, il refettorio, l'edificio dei conversi, la foresteria, il mercato e le cascine.
Nel corso dei secoli Staffarda si costituì come un nucleo autonomo di attività preindustriale in grado di fornire prodotti destinati sia all'uso interno che alla loro commercializzazione. Sul piano economico i Cistercensi influirono notevolmente sul progresso della civiltà. Tutti quelli che lavoravano sui loro possedimenti avevano la possibilità di diventare uomini liberi. In questo modo l'ordine accelerò il processo di scomparsa della servitù della gleba.

La chiesa termina con tre absidi semicircolari, il campanile presenta una solida punta aguzza poggiata su un basamento quadrato a più piani scanditi da archetti. La facciata attuale risale al XVI secolo, mentre l'interno è in stile romanico-gotico a tre navate che terminano con absidi semicircolari. Nell'absidiola di destra si possono ammirare il sontuoso crocifisso e l'altare ligneo. Altrettanto degni di nota sono l'acquasantiera, l'altare maggiore, il pulpito, il gruppo scultoreo della Crocifissione e il Polittico di Oddone Pascale.

 

 

 

L'abbazia fu eretta per volontà del Marchesato di Saluzzo. La data della sua fondazione si può collocare tra il 1135 e il 1138. I monaci fondatori provenivano dall'Abbazia di Tiglieto, in Liguria e sul terreno a loro donato, "la staffarda" fondarono prima la Chiesa e poi la loro casa.
Come voleva la tradizione cistercense i monaci si dedicarono subito ai lavori di bonifica dei terreni. Le donazioni di terre, censi e beni a favore dell'abbazia furono consistenti.

Verso il XV secolo cominciarono a decadere sia le opere materiali che quelle spirituali così vive nell'antico cenobio. L'abbazia fu data in commenda a laici o ecclesiasti di poco scrupolo interessati solo ai proventi economici del complesso. Nel 1750 la Santa Sede dichiarò decaduta la "mena abbaziale" autonoma e il complesso di Staffarda entrò a far parte del patrimonio dell'Ordine Mauriziano. Dal 1804 la Chiesa Abbaziale venne adibita a parrocchiale e il Mauriziano di curare alcuni interventi di restauro.
Staffarda, oggi ha un grande valore artistico per la sua equilibrata commistione di stile romano-gotico ed è una pagina importante della storia dei monaci Cistercensi e delle loro opere

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Il Chiostro, di stile gotico, è costituito da porticati che si aprono ad arco su doppie colonnine con capitelli ben lavorati. Al centro c'è il giardino e a sud l'elegante Sala Capitolare.

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